Il diritto non è conforme all'etica,potrà tuttalpiù tendere iperbolicamente all'etica,senza tuttavia mai raggiungerla,come Achille alla tartaruga. Su tale premessa vorrei fondare una riflessione che concerne la necessità di operare un bilanciamento tra situazioni giuridiche soggettive,necessità coessenziale all'ordinamento positivo. Una fattispecie che ho ritenuto,nell'analisi degli istituti di pertinenza latu sensu commerciale, meritevole prioritariamente di revisione consta nella legittimazione all'acquisizione del brevetto,subordinata all'avallo dell'Ufficio italiano brevetti e marchi. Tale legittimazione sottende una valutazione discrezionale,in quanto tale soggetta all'assunzione di un point of view prettamente subiettivo, ancorato ad un sistema di valori acquisiti aprioristicamente e connessi a discettazioni etiche. Ma quali gli esiti???La finalità precipua perseguita dalla tutela dei diritti di proprietà industriale dovrebbe contemplare,quale dover essere della dinamica scambistica, la promozione della concorrenzialità. Emblematico in tal senso è la predispozione refrattaria alla brevettazione delle biotecnologie. La brevettazione delle biotencologie ha integrato i termini di una posizione dominante laddove 5 multinazioni
(Novartis, Monsanto, Du Pont, Aventis, Zeneca) controllano il mercato delle sementi
geneticamente modificate e conseguentemente hanno perseguito una ingente percentuale di brevetti Tra le accuse principali,e cito qui un saggio di Casabuti vi è quella di imporre agli agricoltori dei contratti di fornitura capestro,con la promessa di rese maggiori, che però non consentono la risemina, perché i semi risulterebbero in alcuni casi sterili, in alti casi deteriorabili, sicchè gli agricoltori sarebbero costretti ad usare l sementi per una sola stagione.
Al fine di osteggiare un tale oligopolio il trend univoco da adottare consterebbee nella promozione dell'innovazione garantendo una concorrenza che al contesto italiano è preclusa paradossalmente dalla medesima normativa che tenderebbe a tutelare la concorrenzialità,poichè precludendo l'elargizione stessa di brevetti, fossilizza le potenzialità concorrenziali dell'industria italiana e conseguentemente la possibilità di adeguamento agli standard internazionali.E la normativa Antritrust??? Una prassi ostativa, quale quella che caratterizza l'ostilità dell'ufficio italiano Brevetti e Marchi, motivata da istanze etiche,morali,religiose, che in un mercato ontologicamente laico non possono assurgere ad alcuna rilevanza, non è suscettibile di ledere il diritto alla sussistenza di dinamiche concorrenziali,che pur non essendo sancito da alcuna disposione positiva,permea di sé la società civile?E laddove di optasse per un bilanciamento dei diritti,ovvero si contrapponesse un ipotetico diritto al mercato alle eventuali istanze soggettive connesse all'etica,alla morale,non ne conseguirebbe la preminenza del primo,essendo obiettivo,laico,svincolato???E il medesimo bilanciamento operato dal legislatore è di per se esente dalle dinamiche concorrenziale???E nell'ordinamento può coesistere una normativa Antitrust che tuteli la concorrenza e contestualmente l'impossibilità aprioristica di partecipazione attiva alla dinamica concorrenziale,preclusa da un'autorizzazione amministrativa?Qualora gli effetti cagionati da intese restrittive della concorrenza, abuso di posizione dominante e concentrazioni constino nella 'limitazione della produzione,degli sbocchi e dell'accesso al mercato...' esse sono soggette a repressione,e deprecate. Perchè non applicare lo stesso principio ad un 'autorizzazione amministrativa che produca fattualmente ,gli stessi effetti????E' evidentemente un paradosso,la disciplina antitrust prescrive requisiti oggettivi e soggettivi di applicazione...tuttavia la conclusione a mio avviso è questa,esiste la necessità di coniare un diritto al mercato,e questo deve atteggiarsi a pretesa soggettiva,a rivendiacazione di un regime di concorrenzialità precluso da normative nazionali anacronistiche.Non è na condotta escludente quella imputabile all'ufficio Italiano brevetti e marchi?