Salve a tutti! Sto rileggendo il libro di Guarini e l'argomento di questo post è proprio uno dei temi ivi trattati, vale a dire la pubblicità redazionale (pg 113-115): citando appunto Guarini "la pubblicità redazionale si caratterizza per la voluta scissione tra l'aspetto formale della comunicazione (che assume i connotati del contributo di informazione o di opinione del giornalista) e la sua reale sostanza (che è quella promozionale)"; vale a dire pubblicità occulta sotto false vesti di informazione.
[ora mi si permetta un piccolo suggerimento: cattotalebani, clerico-fascisti e compagnia bella potrebbero non gradire il materiale "sotto inchiesta" né le mie opinioni non troppo concilianti, quindi si fermino pure qui]
Leggendo questo paragrafo mi sono tornati in mente molti servizi di telegiornali e programmi tv, così ho deciso di "frugare" un po' in rete ed ecco quello che ho trovato:
http://www.youtube.com/watch?v=qyvh43IsiKQ
Questo è un servizio andato in onda al TG2 nel non poi troppo lontano 2008 (anche se per la becera ignoranza dei protagonisti e degli autori sembra una scemenza tardo-medievale): tratta appunto del libro "Il dio di Michelangelo e la barba di Darwin" di tale Rosa Alberoni, un (come credo lo definirebbe il prof Menesini) libretto immondo che discetta di scienza senza saperne nulla, ma che prende per buona la teoria della bibbia, nota per le sue perle come alluvioni globali e un universo con soli 6000 anni di vita.
Vediamo se il caso è al livello giuridico lineare o va a complicarsi: citando ancora Guarini: "non tutti gli articoli o servizi che contengono riferimenti espliciti a prodotti reperibili sul mercato (...) costituiscono un'ipotesi di pubblicità redazionale". Continua poi: "Quattro sono i criteri guida alla luce dei quali viene valutata la natura del messaggio: il contenuto oggettivo della comunicazione, il suo inserimento nel contesto generale del mezzo adoperato per veicolarlo, i toni utilizzati, la giustificazione dell'articolo o del servizio".
Penso che tutti i criteri guida ci portino a "condannare" questo servizio ed a inquadrarlo nella fattispecie della pubblicità redazionale.
Se andiamo poi a guardare i principi cardine dell'attività giornalistica secondo la Suprema Corte (sentenza della Sez. I Civ. del 18/10/1984), essi sono l'utilità sociale dell'informazione, il dovere di veridicità e la forma civile dell'esposizione: indubbiamente (e purtroppo) il servizio illustra fatti realmente accaduti rispettando il dovere di veridicità, ma dov'è l'utilità sociale dell'informazione? E la forma dei fatti esposti è "improntata a serena obbiettività" o è solo propaganda antiscientifica?
Un caso analogo si è verificato a L'Italia allo specchio, una trasmissione pomeridiana di Rai2, in cui per circa 20 minuti si è discusso di Satana traendo spunto dal libro "L'ora di Satana" di Padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria nonché pericoloso estremista cattolico. Ecco il filmato:
Parte 1: http://www.youtube.com/watch?v=Wxf24NP3-GU
Parte 2: http://www.youtube.com/watch?v=7S3j1ZuI ... re=related
Non mi dilungo troppo, valgono le stesse considerazioni fatte prima (con l'aggravante dei 20 minuti circa di dibattito intorno a una tale sciocchezza a confronto con il concentrato di 2 minuti andato in onda al tg).
La domanda è: il materiale che ho reperito è un caso di pubblicità redazionale (come io ritengo) o ho preso un abbaglio? E poi: tutti i servizi su padre Pio, sul papa, su questo o quell'altro santo, che vengono mandati in onda in TG, speciali, trasmissioni-contenitore o altre come A sua immagine, non sono tutte gravi violazioni della laicità in primis e del diritto commerciale in seconda battuta? Si pensi (è solo un esempio) ai tanti servizi sulla traslazione della salma di padre Pio: l'italiano medio (sì, in senso spregiativo) decide di andare a fare una gita a san Giovanni Rotondo; dove alloggerà? In un grazioso hotel di proprietà della diocesi, che non ci paga un euro di ICI ma incassa milioni di euro ogni anno; come possono gli hotel e gli altri alloggi di proprietà dei privati reggere una tale concorrenza (una sorta di "concorrenza sleale legittima")? E lo stesso vale per chioschi, ristoranti, piscine, campi da tennis, etc.
Il sospetto (neanche troppo sospetto) è che, come disse Seneca: "La religione è considerata vera dalla gente comune, falsa dai saggi, utile dai governanti". Pur essendo palese l'effetto distorsivo sul mercato (e l'effetto tutt'altro che positivo su scienze e cultura), chi mai toccherà immunità e privilegi (inerenti al diritto commerciale e non) dei potenti in gonnellone, quando questi sono un importantissimo collettore di voti???