"De utilitate" del diritto commerciale europeo

"De utilitate" del diritto commerciale europeo

Messaggiodi Carlo Collura » mer mar 24, 2010 12:29 pm

Salve a tutti!
Studiando la disciplina del diritto commerciale europeo, mi farebbe piacere discutere su due argomenti. In primo luogo mi vorrei soffermare circa l'utilità stessa, da molti osannata e da altri vista con scetticismo, del diritto in questione. A mio avviso bisogna distinguere al riguardo un'utilità sostanziale da un'utilità formale. Mediante quest'ultima utilità, che si potrebbe chiamare anche "apparente", cambiano i modi e magari anche i mezzi ma non la sostanza. Con questa accezione di "utilitas" si cambia tutto per non cambiare niente, in termini propriamente gattopardeschi. Ben più importante è, secondo me, l'utilità sostanziale per mezzo della quale si possono ottenere diversi vantaggi tra cui in primis un'effettiva tutela del consumatore che si "estende" ed in un certo senso quindi si rafforza ed una maggiore fruibilità negli scambi.
Ma la questione si intreccia alla perfezione con un secondo argomento di eguale importanza: i presupposti del diritto commerciale europeo. Quale è la base di questo diritto? quale è fondamento? Una risposta si potrebbe trovare nell'esistenza di un "interesse europeo" che prevale e sacrifica quello che, prima della riforma costituzionale, era chiamato interesse nazionale. Oggi quindi se si vuole dare spazio e rilevanza al diritto commerciale europeo si devono trovare queste "esigenze unitarie non frazionabili" a livello non più nazionale ma europeo e, magari, internazionale.
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Re: "De utilitate" del diritto commerciale europeo

Messaggiodi IL5 » mer mar 24, 2010 7:55 pm

esiste un'interesse europeo??

cioè meglio esiste un'europa??oltre quella che misura la lunghezza delle banane o il diametro dei meloni...???:....!!


io penso che un po bisogna partire da questo...cioè cosa vorrà diventare questo carrozzone...pensando che alcuni paesi che sono usciti dal dominio russo e che hanno ri-acquistato da poco la sovranità nel loro paese non sono disposti a perderla di nuovo...e se non ci trasformiamo in uno Stato federale...mi sa che continueremo a misurare la lunghezza delle banane e a contare come il due di coppe quando la briscola è bastoni sui grandi temi della politica internazionale...(scusate se sono stato un po crudo)...
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Re: "De utilitate" del diritto commerciale europeo

Messaggiodi paolo » sab apr 03, 2010 11:49 am

Mi sembra che in discussione ci siano due problemi. Primo, la giustificazione dell’esistenza dell’Unione Europea, secondo, la validità e l’utilità del diritto creato dalle sue istituzioni.
Primo: se oggi non ci fosse l’Unione europea saremmo ancora all’età delle caverne e della clava. Mi spiego. Le popolazioni europee si sono sempre fatte la guerra e quelle più forti hanno sempre cercato una supremazia attraverso lo strumento della forza militare ed anche economica, a far tempo dall’impero romano e vedi poi Germania Austria e Francia. Alla fine della seconda guerra mondiale, non tanti anni fa, gli stati europei ne uscivano totalmente in dissesto morale ed economico. Gli aiuti del piano Marshall, la loro erogazione e gestione, erano stati subordinati alla formazione di organismi unitari. Si era pensato alla istituzione di un’unione politica e quindi federale, almeno nel campo della difesa militare (c’era di mezzo il pericolo dell’URSS), ma la Francia, all’ultimo minuto (dopo la morte di Stalin), si tirò indietro, così come ha impedito per 10 anni l’ingresso nella Comunità Europea del Regno Unito e così come ha fatto fallire il trattato per una Costituzione europea. Il che significa che gli istinti nazionalistici sono duri a morire tutt’oggi. Si cercò allora di ripiegare sulla formazione di un mercato comune europeo con l’introduzione di norme ad hoc: libertà di circolazione di persone, prodotti, servizi e capitali, divieto di imposizioni doganali differenziate e norme o comportamenti interni che impedissero la libera concorrenza. Oggi i paesi aderenti all’Unione sono 27 e in 16 si usa la moneta unica dell’euro. Non si fanno più guerre militari, anche se sussistono contrapposizioni politiche e tentativi di accaparramento di settori strategici economici. Ma, bene o male, non ci si distrugge più reciprocamente e gli stati sono costretti ad aiutarsi a vicenda (vedi la Grecia), ben sapendo che diversamente non avrebbero alcuna possibilità di sopravvivere singolarmente alla competizione mondiale e ai mercati globali: USA, Cina e India in testa. Secondo: proprio perché ancora non si è riusciti a creare una forma di governo federale, le decisioni sono difficili da prendere con l’accordo di tutti gli Stati, ma la validità e l’utilità del diritto comunitario si può toccare con mano. Le possibilità anche economiche offerte dall’Unione sono enormi, il fatto che i nostri politici non siano in grado di usarli è un altro discorso. Basti pensare che buona parte dei finanziamenti per progetti (ad es. nel settore delle energie alternative) attribuiti all’Italia tornano indietro inutilizzati proprio per mancanza di progetti. Senza stare a fare l’elenco delle materie di competenza esclusiva o concorrente, basta ricordare che se nel nostro ordinamento feudale è stato introdotto il principio della responsabilità civile della pubblica amministrazione per i danni provocati ai cittadini dalle pubbliche istituzioni lo dobbiamo alle sentenze della Corte di Giustizia europea. La quale è sempre intervenuta per sindacare la coerenza delle norme interne a quelle comunitarie, ha sempre affermato la superiorità del diritto comunitario, ha sempre affermato che il primo organo deputato all’interpretazione ed applicazione del diritto comunitario è il giudice di prime cure. Ha sempre combattuto la concorrenza sleale, vedi gli aiuti di stato che da noi largheggiavano, la creazione di monopoli legali e quelli di fatto attraverso la normativa antitrust. In breve, sono stati smantellati i centri di potere dei boiardi di stato e con essi, molto lentamente, il potere invasivo dello stato nell’economia. L’anno scorso è entrato in vigore il trattato di Lisbona che parifica la Carta di Nizza agli altri due trattati. È una sorta di super costituzione sui diritti fondamentali dei cittadini europei che taglia di netto la testa alla teoria dei controlimiti creata dalle corti costituzionali interne. Sarà una specie di rivoluzione ancora non pienamente percepita, ma la Corte di Giustizia si sta attrezzando. E si dovrebbero attrezzare anche i nostri avvocati e corti varie.
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