di paolo » mar mar 24, 2009 3:53 pm
Le regole alle quali fa riferimento il Professore sono quelle dettate in ambito di RELAZIONI COMMERCIALI.
Il diritto commerciale, difatti, può essere considerato un settore del diritto che disciplina in modo specifico le varie figure di imprenditore, i comportamenti dei singoli imprenditori e le relazioni esistenti fra imprenditori, quelle fra imprenditori e il settore pubblico o fra imprenditori (definiti professionisti) e il settore dei consumatori.
In linea generale, e per sommi capi, possiamo classificare queste regole nelel seguenti grandi aree:
le regole sulle attività imprenditoriali e sull’impresa in generale
le società,
l’azienda,
le procedure concorsuali
i contratti d’impresa,
i titoli di credito
i segni distintivi e i diritti di privativa
la disciplina della concorrenza sleale e la disciplina antitrust
il codice di consumo
ma anche: le regole sul lavoro, le regole bancarie e finanziarie, quelle penali, amministrative, le regole deontologiche professionali, le regole sull’ambiente, sulla privacy, sulle assicurazioni, ecc.
La domanda esplicita del Professore è: quali regole deprimono il mercato?
E implicitamente: quali regole favoriscono il mercato?
Siamo sempre più una società complessa dove le imprese devono necessariamente dialogare con il governo nazionale e con il governo europeo e con le autorità internazionali. Quindi sono molti i piani sui quali si svolgono i rapporti commerciali in questo mercato globale caratterizzato da: competitività, innovazione, libera iniziativa, privatizzazione, produttività.
È indispensabile avere delle regole certe, chiare, evitare zone d’ombra nelle quali tutto è possibile e lecito. Sono necessarie regole di controllo che vengano effettivamente applicate. L’obiettivo fondamentale è quello di favorire e rafforzare le relazioni commerciali, perché questo significa benessere per tutti.
Un principio cardine “condicio sine qua non” è quello della correttezza e della buona fede.
Questo, a mio avviso, dovrebbe essere il filtro attraverso cui chi scrive le regole e chi controlla la loro applicazione deve osservare le singole fattispecie. Poi il principio di trasparenza. Ad esempio, nelal redazione dei contratti dovrebbero essere fortemente sanzionati quei comportamenti che palesemente non rispondono a questo principio e inducono in errore l’altra parte, truffano l’altra parte. Quando non si tutela la correttezza e la buona fede né la trasparenza ognuno si ritiene in diritto di fare quel che più gli pare e piace e cos’ si tutela solo la furbizia nonostante le regole.
Tutto questo non è più possibile a livello di singolo Stato, il quale ha perduto la propria sovranità in questo settore e la sta perdendo anche il altri settori. Non esiste più un diritto privato delle imprese che possa essere regolamentato solo a livello nazionale.
Regole di diritto sostanziale uniformi a livello internazionale, procedure giudiziarie uniformi a livello internazionale. Diversamente non si può nemmeno garantire una giustizia sociale uniforme. Le società si spaccheranno fra chi è ricco e diventa più ricco e chi è povero e diventa più povero. Anche se la ricchezza complessiva dovesse crescere, la mancanza di regole certe e di sanzioni certe (la globalizzazione a briglia sciolta) ha portato e porterà disoccupazione e sottoccupazione.
La crisi del settore finanziario, che ha avuto la sua ineludibile ricaduta sul settore reale delle economie, ha dimostrato che siamo tutti legati da fili apparentemente invisibili ma indissolubili. La gestione di tali fili presuppone un potere politico o decisioni politiche adottate a livello mondiale. Ma mentre c’è un potere economico a livello mondiale (che qualcuno definisce una associazione a delinquere), è totalmente assente il potere politico e con lui la difesa del libero mercato, dove libero non significa libertinaggio e mancanza di responsabilità, ma garanzia di pari possibilità, di libera scelta, tutela delle minoranze, dei più deboli, che in definitiva siamo noi, i singoli cittadini del mondo.